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Regolamentazione

L'Unione Europea approva i controlli ufficiali del Brasile sugli antimicrobici nella carne di pollame e nel miele dopo un audit

Il Ministero dell'Agricoltura e dell'Allevamento (MAPA) del Brasile ha comunicato lunedì 28 settembre che la Direzione generale della Salute e della Sicurezza alimentare (DG SANTE) della Commissione Europea ha pubblicato la relazione finale dell'audit svolto nel paese sulle filiere della carne di pollame e del miele. Secondo il ministero, il documento conclude che il quadro giuridico, le procedure, la formazione degli ispettori e i controlli ufficiali brasiliani sono in grado di offrire le garanzie che la normativa europea richiede. La missione ha visitato stabilimenti di carne di pollame e prodotti avicoli, di miele e prodotti apistici, e organismi ufficiali tra il 24 agosto e il 4 settembre.

L'audit si è concentrato sulla verifica del divieto di uso di antimicrobici come promotori di crescita o di rendimento. Il processo ha avuto origine dalla decisione annunciata dall'Unione Europea il 12 maggio di limitare l'ingresso di proteine animali brasiliane sulla base del Regolamento (UE) 2019/6 sui medicinali veterinari, una misura che comprende carne di pollame, pesci e frutti di mare, carne bovina, uova e miele, e che ha iniziato ad applicarsi il 3 settembre. Il MAPA ha segnalato che il risultato non mostra impedimenti tecnici al reinserimento del Brasile e ha chiesto che la relazione sia trattata nel Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi (Scopaff), che prenderà la decisione finale il 20 e 21 ottobre.

L'uso di antimicrobici come promotori di crescita preoccupa per due vie. La prima è la pressione selettiva: l'esposizione ripetuta a dosi basse negli animali favorisce la comparsa di batteri resistenti, compresi ceppi zoonotici come Salmonella o Campylobacter, che possono arrivare al consumatore attraverso la carne. La seconda è la presenza di residui nell'alimento, un rischio particolarmente difficile da gestire nel miele perché il prodotto non è sottoposto a trattamenti che li degradino. Per questo la normativa europea esige che il paese esportatore dimostri, con controlli ufficiali verificabili, che il divieto viene rispettato lungo tutta la filiera.

Per TAAG, questo caso mostra che l'accesso ai mercati più esigenti non dipende più solo dall'analisi del prodotto finito, ma dalla capacità di un paese e di ogni stabilimento di dimostrare con registrazioni e controlli ufficiali che le proprie pratiche di produzione soddisfano i requisiti dell'importatore. Per le aziende avicole e apicole della regione, mantenere programmi documentati di monitoraggio microbiologico, dei residui e dell'uso di medicinali veterinari è ciò che consente di rispondere con evidenze quando un audit esterno arriva nei loro impianti.

Fonte originale: gov.br ↗

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